Territorio

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ATTENZIONE! come vi sarà chiarito dai commenti in fondo alla pagina, abbiamo oscurato la torre perché è privata. Così cercheremo di fare con ogni foto in cui compare la torre, se qualcuna ci è sfuggita sarà solo per distrazione.

L’associazione Fate gli Gnomi opera principalmente a Montaldo Roero, un piccolo centro sotto i mille abitanti ma animato da varie iniziative culturali e popolari. Qui abbiamo, oltre alla Pro Loco (che promuove, tra l’altro, il suggestivo Presepe Vivente, Pianté Magg, e la festa patronale con cena sul “Ponte dei sapori”) , la compagnia teatrale “Der Roche”, quella dei “Germogli” (parte dell’associazione stessa: v. relativa pagina) e l’associazione artistica La liberlula. Questo contesto territoriale, che di recente è stato riconosciuto, insieme ad altre zone delle Langhe e del Monferrato, Patrimonio dell’umanità dall’Unesco, si presenta affascinante e accogliente dal punto di vista paesaggistico, storico e turistico. 0roc1 Davvero interessante è conoscere, ad esempio, l’evoluzione geologica di queste terre che, a partire da uno zoccolo roccioso risalente a 400 milioni di anni fa, si sono andate modellando in tempi relativamente recenti, per sedimentazione in seno all’antico Golfo Padano, poi in seguito alla “cattura del Tanaro” avvenuta circa 200.000 anni fa, che ha dato origine ai selvaggi scenari delle “rocche”, e infine grazie alla continua e paziente opera dell’uomo. Quest’ultima si esprime tradizionalmente in un’agricoltura ricca di prodotti tipici, mentre qua e là restano tracce degli antichi boschi, ora attraversati dal Grande sentiero del Roero.

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Per quanto riguarda la storia, le prime notizie su Montaldo si hanno a partire dal XII secolo, e sono, come prevedibile, un susseguirsi di guerre e contese tra i vari potentati che vogliono strappare ai consignori “De Montalto” i  loro possedimenti. Persino Federico Barbarossa, nel 1186, interviene a concedere parte di Montaldo a Ottobono I di Cocconato (tanto per dirne una). Del castello medioevale, non rimane ora che la torre cilindrica, alta oltre trenta metri. (v. articolo “Storia e territorio” e la pagina storica sul sito del Comune)

vecchi castagni La ricchezza del Roero, la sua bellezza, sono i castagneti. Luoghi meravigliosi e in cui la natura è antica, sacri nel cuore di chi li conosce e meravigliosi per chi li visita.

Negli ultimi anni sono stati aperti nei castagneti e nelle rocche numerosi sentieri, per permettere ai turisti e a chiunque ami la natura di inoltrarsi in questi luoghi stupendi.

 

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dal ponte dei sapori, guardando verso sud

Ecco alcuni scorci del paese I paesi del Roero soffrono per il calo di popolazione e la sfida ora è rivalutare sempre di più questo territorio. Il nostro pensiero è che il tesoro di questi posti sia l’ambiente naturale, da far conoscere e amare.   torre2 Strade di Montaldo. paese2 Il passato in molti luoghi fa capolino, inaspettatamente.   torre3   paese3 p032 p037 p3 p20 MWV1.7 0   a0 a01

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La gloria della Gingko biloba

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Le sette immagini seguenti sono tratte dalla pagina Facebook del sig. Piero Gasco. Ringraziamo l’autore per la gentile concessione.

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Spostando il nostro obiettivo, siamo ora sulle Langhe: paesaggi mozzafiato. /

Uno sguardo oltre il paese, e appare il mare delle colline. Più in là, l’abbraccio delle montagne
Ogni stagione ha il suo fascino, le sue meraviglie

Che poi sia Langa o Roero, poco importa. Sono sempre “paesi tuoi”
Vedute a perdita d’occhio, azzurre lontananze… I geologi parlano di “orizzonti” del sottosuolo, di fossili ed epoche remote: ma quanti spazi per sogni immensi sulla superficie della Terra
Sono un pino, bello in ogni mio ago verde, profumato e profondo giù nella terra. Mi abbandono alle stagioni, al sole, alle ovattate nebbie e alla neve intatta. Sono vivo e ricordo. Dolce è la sera dolce. Quando si accende la quarta stella il gufo incomincia a cantare.

 

Anche il cielo mette in scena uno spettacolo sempre nuovo

Eccoci nuovamente a Montaldo. A offrire emozioni e suggestioni non è solo la natura ancora selvaggia, come quella delle Rocche, o la sapiente geometria dei campi e dei frutteti, degli orti e dei i vigneti pettinati come capigliature disciplinate. Anche tra le case, nelle vie e nelle piazze dei nostri antichi paesi si scoprono continuamente tracce della bellezza che si rende intelligibile, e che “salverà il mondo”. Fio1   C’ ERA UNA VOLTA… Diamo ora la parola a Lina, che si è appena associata. Nata nel 1928, Lina è una persona straordinaria. Maestra in pensione e appassionata attrice, recita sia nella compagnia delle Rocche che in quella dei Germogli. Lina da sempre ha fatto volontariato in paese, aiutando le persone in vario modo, e sempre in silenzio, senza pretendere mai neanche un grazie. E qui penso che ben pochi non abbiano qualche debito di riconoscenza con lei, vecchi e giovani. Sentiamo adesso qualche suo racconto. Nacqui a Torino in una casa con le ringhiere. I gabinetti erano sui balconi. Per l’igiene personale i bambini facevano il bagno nei mastelli della biancheria e gli adulti usufruivano dei bagni pubblici. Gli uomini usavano le biciclette o il tramvai per raggiungere le fonderie Fiat o la Snia Viscosa. I più fortunati lavoravano alla fabbrica ” Pastiglie Leone”, sita di fronte alla nostra casa. Il piano terreno della casa era occupato da alcuni negozi, dalla tipografia di mio padre e dalla guardiola del vecchio portinaio che controllava l’andirivieni degli inquilini e vietava l’ingresso dei mendicanti. Questi stavano spesso accovacciati sui marciapiedi con il cappello teso verso i passanti. I bisognosi erano assistiti dall’Ente Comunale di Assistenza che forniva dei buoni acquisto, presso la cooperativa, per generi alimentari, legna e carbone. Gli ammalai erano assistiti dal medico della Beneficenza e accolti nell’ospedale Beato Cottolengo dove i medici prestavano servizio gratuitamente. i parroci aiutavano nei limiti delle loro possibilità e così pure le Dame di San Vincenzo. Nel nostro cortile, una nota di allegria arrivava durante il pranzo domenicale, quando nel cortile arrivavano dei canterini. Cantavano le canzoni in voga negli anni 30. Ce ne stavamo tutti appollaiati sulle ringhiere ad ascoltare, poi buttavamo giù dei soldini. Mia nonna, in campagna, aveva sensibilità e disponibilità verso i poveri che passavano periodicamente nelle cascine a chiedere del pane, un bicchiere di vino, degli abiti. Denaro non ne pretendevano, non si lagnavano. Consumavano il pasto nel cortile o nella stalla e trascorrevano la notte sul fienile. portavano le ultime notizie sui fatti più salienti del circondario. Altri poveri, “le lingere”, girovagavano ma erano prepotenti, spesso ubriachi, importunavano le donne. Costoro non erano degni di ospitalità. Gli zingari si accampavano presso le case, gli uomini non si facevano vedere. Le donne arrivavano con una schiera di bambini e spesso qualche pollo finiva sotto le loro gonne. I parroci si occupavano dei poveri. Ho saputo che a Montaldo Don Guglielmetti si privava dei polli che gli regalavano per darli a chi era in difficoltà. Durante la messa venivano offerti doni in natura ai bisognosi. Oggi c’è il volontariato…ma dobbiamo dire che veniva già praticato ai nostri tempi, in modo autentico, spontaneo. La parola volontariato era sconosciuta, c’era solo l’espressione dialettale : “Domse na man”, cioè diamoci una mano. Ancora Lina, ci parla della scuola di un tempo. Desidero parlare della scuola pluriclasse di suor Leopolda, formata da 62 alunni, negli anni 30.Questa suora svolgeva un programma quasi pari a quello di una scuola media. I ragazzi sapevano misurare il volume e la capacità di una botte, conoscevano le cambiali e le tratte, ecc…In questo modo venivano preparati alla vita contadina. Purtroppo la disciplina era paramilitare. Si racconta che un ragazzo era stato relegato in cantina perché disturbava. Ha tolto la spinetta a una botticella del vino inondando la cantina. Suor Leopolda, durante l’intervallo, amava bere un bicchier di vino per tirarsi un po’su. Chi non aveva studiato saltava il pranzo… Ancora Lina, ci parla del fascino dell’usato. Ricordo che nel secondo dopoguerra, quando iniziò la marcia verso il benessere, gli oggetti e gli abiti usati erano guardati con diffidenza. Negli anni 70 l’usato cominciò ad essere rivalutato. Molte ragazze abbandonavano i tailleur e i vestiti cuciti in casa per indossare jeans americani sdruciti. Negli anni 80 e 90 i giovani desideravano i capi firmati, in barba alla crisi economica. Nel nuovo millennio proliferano i mercatini delle pulci e l’usato non è più un segno di povertà, ma è ” Vintage”. Rivendere l’usato è un ottimo sistemo economico e al contempo ecologico. Come sappiamo le materie prime sono molto preziose e riuscire a rivalutarle abbassa lo sfruttamento e l’impatto ambientale. A Montaldo le volontarie del CVA raccolgono abiti e oggetti usati e li inviano alla Caritas. Prima di buttare via vestiti o mobili o oggetti ancora in buono stato, sarebbe utile informarsi e devolverli ai vari servizi di assistenza sociale, che sanno sempre cosa farne e a chi donarli.

3 commenti su “Territorio

  1. Michele il said:

    Complimenti per l’impostazione del sito e per gli scatti fotografici inseriti, in particolare nella pagina “territorio”. Una pecca: le bellissime fotografie della Torre sono pubblicate senza autorizzazione della proprietà. Vi sarà perdonato? Forse si, se le vostre attività saranno “tanto arrosto”. Auguri !

    • fateglignomi il said:

      Chiedo scusa per il ritardo nella risposta, ho visto solo ora il commento. Mi scuso sentitamente per la menzionata pecca, non ho intenzione di offendere i proprietari della torre e neanche di rubare nulla e poi, siccome l’arrosto non mi sento di garantirlo, provvederò al più presto ad oscurare la torre. Cordiali saluti,
      Fiorenza Adriano, presidente dell’Associazione

  2. fateglignomi il said:

    Ora che abbiamo oscurato la torre, mi sento sollevata. Le torri sono belle da vedere e sono una testimo
    nianza storica, ma non a tutti piacciono. Personalmente le trovo belle da vedere, ma volendo andare più a fondo…
    La torre è un simbolo fallico del potere maschilista che ha fatto la storia con la guerra e l’oppressione dei popoli. Ben venga dunque un paese non dominato dalla torre, ma che in cima alla sua collina più alta ha un prato di margherite, dove si respira un’aria libera guardando il paesaggio lontano che, per nostra fortuna, almeno è di tutti.

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